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IL JOURNAL DEL CONTE

L'archivio conserva anche, fra i suoi pezzi più preziosi, i vari manoscritti del cosiddetto Journal del conte, che egli chiamava però Notes intimes o notes quotidiennes.

Bibliofilo, collezionista, fotografo, il conte non poteva non essere anche un memorialista , anche perché amava essenzialmente due cose: riflettere su se stesso, vedersi vivere e raccontare la sua vita di ogni giorno, e osservare e tener conto di quanto osservava intorno a sé, raccogliere aneddoti, pettegolezzi, fatti storici o di cronaca.

Cominciò prestissimo ad esercitarsi in questo impegno nei primi tempi pressocché quotidiano. Tentò dapprima una autobiografia: c'è un quadernetto intitolato appunto Mes Souvenirs. Paris depuis 1851 jusqu'en 1861. Mes souvenirs écrits en 1861 - scritti dunque quando aveva appena dieci anni, a suo dire -, e dal 1863, quando era nel collegio Rollin, a Parigi, tenne quasi regolarmente questo diario, che da molto sintetico o scarno agli inizi, si andò infittendo con gli anni, almeno fino al 1883-84; poi fu più discontinuo e irregolare, fino ai primi anni del '900; il suo diario divenne sempre più un Journal intime, un insieme di note staccate, e spesso non datate, sotto la rubrica Ego, cioè uno specchio più o meno fedele del suo percorso umano e spirituale, in cui egli confessa spesso le sue amarezze e le sue delusioni.
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Il journal è dunque insieme memoria intima e cronaca di una vita dedicata alle arti e alla letteratura, alla tessitura di rapporti sociali e legami di stretta e sincera amicizia con le personalità che gravitavano nel suo ambiente e che erano state alla base della sua formazione francese - sotto l'ala protettrice della princesse Mathilde, Notre-Dame Des Arts, come veniva chiamata - e dei suoi primi approcci con quel mondo che lo vide per più di un trentennio attento e fine conoscitore ma anche curioso e burlone cronista.
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Queste Pages d'un journal intermittent. Autour de ma vie - Echos et reflets (è uno dei tanti suoi titoli), conservate nell'archivio, sono scritte tutte in un francese corretto e spigliato, su taccuini, quaderni e quadernetti, o su fogli volanti, e a inchiostro o a matita. Esse sono ancora oggi in gran parte inedite: la prima pubblicazione, curata da Marcello Spaziani nel 1959, nel Quaderno n. 1 della collana di Cultura francese curata dalla Fondazione, ne rappresenta, infatti, una limitata selezione. Altri brani sono stati pubblicati da Lamberto Vitali, nel suo libro su Primoli fotografo (vedi), da Antonello Pietromarchi, nella sua Bbiografia del conte Primoli (vedi), da Massimo Colesanti, nella sua introduzione al Catalogo del Fondo Stendhal (vedi).
Questo archivio prezioso è oggi in via di definitiva sistemazione.
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