Archivio Stampe e Incisioni

Alla Biblioteca si collega la sua raccolta di stampe, di incisioni, di disegni, di Giuseppe Primoli fu anche appassionato collezionista.
La grande varietà del materiale (oltre 2000 pezzi), che spazia dal Cinquecento al Novecento, ricomposto in nuclei omogenei, rende possibile una sorta di percorso ricostruttivo dell’attività grafica ed editoriale italiana ed europea. La collezione di stampe deriva infatti da lasciti, acquisti e, in buona parte, dalla raccolta di incisioni allegate alle riviste d’arte francesi e inglesi alle quali il conte Primoli era abbonato.
Legate probabilmente all’infanzia e alla prima adolescenza del conte, sono le litografie e cromolitografie con le tavole a colori di Charles Pinot raffiguranti fiabe per bambini e pubblicate dalla Nouvelle imagerie d’èpinal, quelle edite dalla Fabrique d’imagerie et librairie de Glèmare, la nutrita serie di ritratti caricaturali e parodici, opere di Honoré Daumier e Charles Philipon, Gustave Frison, Paul Gavarni, Jules Platier, George Goursat, detto Sem. Vi è anche una serie datata 1835, opera di George Cruikshanck , disegnatore di vignette.
La maggior parte delle stampe riguarda il periodo tra il XIX e il XX secolo, con acqueforti e puntesecche di A. Appian , L. Flameng , C. Daubigny , E. Yon, J.-J. Veyrassat , A. Potémont Martial , Prévost , J. Hanotaux , P. A. Besnard , H. Somm , P. A. Massé , alcuni dei quali, amici o conoscenti del conte.
Il nucleo più cospicuo è costituito dalla serie di ritratti di sovrani, nobili, ecclesiastici, artisti e letterati, tra il XVIII e il XX secolo; fra questi spicca una serie di incisioni a puntasecca della fine del XIX secolo.
Non mancano incisioni di vedute, in particolare relative a Roma, con opere quali la raccolta Ornamenti di fabriche antichi et moderni dell’alma città di Roma con le sue dichiarazioni fatte da Bartolommeo Rossi fiorentino [ … ], del XVII secolo, i giardini di Roma, o quelle, in tempi più recenti, documentate dalle opere di Antonio Acquaroni.
Tra le incisioni realizzate nel XVII-XVIII secolo, spicca la serie di B. Bossi e E. A. Petitot, con la serie di Mascarade à la grecque dédiée à Monsieur le Marquis de Felino (Parma, 1771).
Una nutrita serie di incisioni pubblicate da Johann Daniel Hertz (1693-1754) è costituita dalle acqueforti realizzate da vari artisti attivi intorno al 1730-1750, quali J. G. Hertel, T. Danbeck, T. Lobeck, J. Negelin, J. M. Steidlin, J. C. Steinberger, J. G. Thelot.
Spiccano anche i nomi di grandi artisti come Giovan Battista Piranesi (1720-1778), con la raccolta rilegata Diverse maniere d’adornare i cammini, le incisioni all’acquaforte di Giovanni Folo (1764-1836), quelle di C. Percier e P. L. Fontaine o la maniera a lapis di Luigi Calamatta (1802-1869).
Le stampe sono conservate sia sciolte, raccolte in appositi raccoglitori, sia rilegate nei volumi originali, in adeguati ambienti di deposito.
Alcune sono incorniciate, e adornano le pareti di sale e uffici della Fondazione.