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IL BIBLIOFILO
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| Tutta questa prodigiosa attività di studioso e di scrittore presuppone già intorno una biblioteca personale adeguata, non necessariamente molto ampia, ma selezionata certo, scelta con gusto di bibliofilo e di bibliomane, una biblioteca che egli si costituì a poco a poco, e che con atto pubblico del 29 maggio 1972, rogito del Notaio Giuseppe Giambelluca, donò, nella sua parte più preziosa, e con scopo specifico di beneficenza, di istruzione e di educazione, alla Fondazione Primoli, che ne entrata in possesso alla sua morte (1982), insieme con tutto il resto dei suoi libri. Nell'atto di donazione figura anche l'elenco dei volumi donati, valutati allora in Lire 42.819.000, e suddivisi in quattro sezioni: |

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EMBLEMI - 282 opere
ANTIQUARIATO - 739 opere
ARTE, LETTERATURA, et al. - 772 opere
CATALOGHI - 347
per un totale di 2140 opere, in circa 4000 volumi. Complessivamente, il fondo Praz ammonta ad oltre 19.000 volumi. |
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La biblioteca di Praz è stata spesso come sottovalutata, ed emarginata dal novero delle più illustri e cospicue biblioteche personali di grandi studiosi italiani del secolo scorso. Forse per la quantità, anche se oltre
diciannovemila volumi non sono poi così pochi, non certo per la qualità di una gran parte di questi libri, specie di alcuni settori, di quello per esempio che Praz ha intitolato Antiquariato, che comprende edizioni rare e rarissime, di testi italiani e francesi specialmente, dal '500 al primo Ottocento, o di quello soprattutto che concerne raccolte di emblemi e imprese, che registra quasi trecento opere, di cui molte in più volumi, e non solo in edizioni rare e rarissime anche qui, ma in esemplari oggi unici, o almeno introvabili in tutte le biblioteche pubbliche del mondo.
Se Praz ha speso una fortuna nel comprare mobili e quadri, un'altra non molto minore ne ha impiegata nell'acquistare questi pezzi unici di emblematica, un filone che percorre, in evidenza o in sottofondo, tutta la sua opera, tutti i suoi studi, dal concettismo ai metafisici, al gusto neoclassico, al decandentismo.
E c'è anche da dire che è stata una biblioteca da lui continuamente frequentata, vissuta, che conserva le tracce delle sue letture e riletture, spesso anche il primo abbozzo di un suo studio o articolo o recensione. Le sue annotazioni sono spesso veri e propri diagrammi, indici, approfondimenti filologici o divertenti e divertite se non caustiche risposte a studenti, amici o colleghi che molto spesso ricorrevano alla sua proverbiale cultura per riceverne consigli, recensioni o semplicemente per il piacere di inviargli in dono la loro ultima pubblicazione. |
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