Biblioteca Praz

MARIO PRAZ

Mario Praz nasce a Roma il 6 settembre 1896, dove si laurea in Giurisprudenza nel 1918. Due anni dopo consegue a Firenze anche la laurea in Lettere. Ed è questo secondo traguardo a segnare un nuovo e profondo interesse verso la letteratura, e in particolare verso quella inglese.
Con una borsa di studio, vinta nel 1923, si reca in Inghilterra, dove alla fine dell'anno viene nominato professore d'Italiano nell'Università di Liverpool, incarico che conserva fino al 1931.

Nel 1932 è nominato contemporaneamente professore di letteratura italiana nell'Università di Manchester e di letteratura inglese nell'Università di Roma. Rimane in Inghilterra ancora due anni.
Nel 1933 sposa Vivyan Eyles (da cui si separerà nel 1943), e con lei si trasferisce definitivamente a Roma, nel 1934, per occupare la cattedra di Letteratura inglese alla «Sapienza», dove insegnerà fino al 1966. A Roma va ad abitare in via Giulia, a Palazzo Ricci, dove riunisce e continua ad collezionare mobili stile Impero, raffinata suppellettile, quadri, libri preziosi, che descriverà più tardi in La casa della vita (1960).

Membro di molte accademie italiane (Lincei) e straniere, dottore honoris causa di varie università inglesi e francesi, nel 1962 è insignito dalla regina Elisabetta II del titolo di «Knight Commander of the British Empire».
Nel 1958 è nominato presidente della Fondazione Primoli, ma solo nel 1969 va ad abitare a Palazzo Primoli, in un appartamento al terzo piano, dove ora è situato appunto il Museo Praz.

Muore a Roma il 23 marzo 1982. Anglista d'eccezione, e fondatore in Italia della disciplina universitaria di letteratura inglese (alla sua scuola si sono formati i più illustri anglisti delle successive generazioni), ma studioso di non minore impegno delle letterature italiana, francese, spagnola, tedesca, russa, Praz è stato anche eccellente critico ‘arte e letterario, scrittore, traduttore e giornalista di leggendaria cultura.

Egli può essere considerato un vero prototipo di esteta o di flaneur, non privo di ironia e di humour.
Filologicamente solido e smaliziato, di un'erudizione e di una curiosità insaziabili, figura a suo modo eccentrica, è stato, realmente e metaforicamente, un gran viaggiatore, in tutti i continenti, lontano dalla prospettiva dell'idealismo crociano, e per questo definito un "incoercibile materialista".

Nel 1930, il suo più celebre e fortunato libro La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica stabilisce i canoni dell'estetica decadentista, ma anche sulla civiltà letteraria e artistica di altri secoli (Seicento, Settecento, Novecento), ha lasciato segni indelebili del suo gusto e della sua penetrazione.

Per tutto questo, oltre che collezionista, è stato anche scrittore assai vario e prolifico, ma sempre originale e "geniale". La sua bibliografia, amorevolmente e puntualmente compilata da un suo allievo, Vittorio Gabrieli, registra ben oltre 2600 titoli (cfr. Bibliografia degli scritti di Mario Praz. A cura di Vittorio e Mariuma Gabrieli. Seconda edizione accrescuta e corretta. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1997).

LA BIBLIOTECA

Tutta questa prodigiosa attività di studioso e di scrittore presuppone già intorno una biblioteca personale adeguata, non necessariamente molto ampia, ma selezionata certo, scelta con gusto di bibliofilo e di bibliomane, una biblioteca che egli si costituì a poco a poco, e che con atto pubblico del 29 maggio 1972, donò, nella sua parte più preziosa, e con scopo specifico di beneficenza, di istruzione e di educazione, alla Fondazione Primoli, che ne è entrata in possesso alla sua morte (1982), insieme con tutto il resto dei suoi libri. Nell'atto di donazione figura anche l'elenco dei volumi donati, e suddivisi in quattro sezioni:
  • EMBLEMI – 282 opere
  • ANTIQUARIATO – 739 opere
  • ARTE, LETTERATURA, et al. – 772 opere
  • CATALOGHI – 347
per un totale di 2140 opere, in circa 4000 volumi.
Complessivamente, il fondo Praz ammonta ad oltre 19.000 volumi.

La sezione di Antiquariato, comprende edizioni rare e rarissime, di testi italiani e francesi specialmente, dal ‘500 al primo Ottocento, la raccolta di emblemi e imprese, registra quasi trecento opere, di cui molte in più volumi, in edizioni rare e rarissime o in esemplari oggi unici, o almeno introvabili in tutte le biblioteche pubbliche del mondo.
Se Praz ha speso una fortuna nel comprare mobili e quadri, un'altra non molto minore ne ha impiegata nell'acquistare questi pezzi unici di emblematica, un filone che percorre, in evidenza o in sottofondo, tutta la sua opera, tutti i suoi studi, dal concettismo ai metafisici, al gusto neoclassico, al decadentismo.

E c'è anche da dire che è stata una biblioteca da lui continuamente frequentata, vissuta, che conserva le tracce delle sue letture e riletture, spesso anche il primo abbozzo di un suo studio o articolo o recensione. Le sue annotazioni sono spesso veri e propri diagrammi, indici, approfondimenti filologici o divertenti e divertite se non caustiche risposte a studenti, amici o colleghi che molto spesso ricorrevano alla sua proverbiale cultura per riceverne consigli, recensioni o semplicemente per il piacere di inviargli in dono la loro ultima pubblicazione.